OGM, l’Italia resiste.

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Il Tar del Lazio ha rigettato il ricorso presentato da un agricoltore Friulano  contro il decreto che vieta la semina del mais MON810 geneticamente modificato. La sentenza ha fatto ricorso al “principio di precauzione” secondo il quale in presenza di incertezze riguardo ai rischi dall’utilizzo di determinate tecnologie viene consigliato di attendere che sia verosimilmente dimostrata l’innocuità dell’alimento. Tale principio è ben conosciuto dalla comunità scientifica che si trova spesso davanti a tecnologie avanzate di cui però l’Ordine Mondiale della Sanità non può attualmente dimostrare l’assenza di nocività.

L’azione è stata gradita dal Ministro della salute Beatrice Lorenzin, dal Ministero delle Politiche agricole, da Legambiente, Coldiretti e dalle varie associazioni di consumatori

Gli OGM sono sementi geneticamente modificate. Spesso queste modificazioni vengono fatte per rendere la pianta immune ad attacchi di pesticidi, in modo da poter lasciare liberi i campi da qualsiasi altra pianta non attesa. Inoltre vengono fatti esperimenti per migliorare la resa della pianta stessa impoverendo drasticamente il terreno. Questi esperimenti vengono brevettati da grandi multinazionali che, specialmente nei paesi del terzo mondo, detengono il monopolio agricolo, alterando su larga scala la biodiversità ambientale e mettendo a rischio l’equilibrio presente in natura.

Le modificazioni genetiche hanno visto notevoli ampliamenti nel corso degli ultimi anni. Si pensa che l’introdurre alimenti geneticamente modificati nell’organismo metta in difficoltà il nostro sistema di riconoscimento delle sostanze presenti. Di fronte a tale situazione l’organismo fa’ difficoltà ad individuare le scelte metaboliche idonee con un conseguente sovraccarico degli organi emuntori.

 

 

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