Il mare nostrum è al 90% di plastica

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L’estate 2014 è quasi terminata. Durante le vacanze, molti di noi avranno scelto come meta il nostro bellissimo mare, che quasi da ogni parte del mondo ci invidiano.

Ma siamo sicuri della condizione dell’acqua in cui ci siamo immersi? Siamo stati informati correttamente dello stato di inquinamento delle acque? Sappiamo a quali rischi siamo andati incontro?

Innanzitutto, cerchiamo di fare chiarezza. I mari che lambiscono le nostre coste non sono affatto puliti, o meglio, in base al rapporto di Agosto di Legambiente, nel Mar Adriatico si contano 27 rifiuti galleggianti ogni kmq esaminato. Nel Mar Tirreno ce ne sono 26 rifiuti ogni kmq. Quasi il 90% dei rifiuti marini incontrati è plastica.

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Dalla ricerca effettuata direttamente sul campo grazie al progetto Goletta Verde, il mare più “denso” di rifiuti è il Mar Adriatico con 27 rifiuti galleggianti ogni kmq di mare, un bacino che si distingue anche per la quantità di rifiuti plastici derivanti dalla pesca: il 20%, considerando reti e polistirolo galleggiante, frammenti o intere cassette che si usano per contenere il pescato, percentuale che viene superata solo dalle buste pari al 41% e dai frammenti di plastica al 22%.

Il Mar Tirreno con una densità di rifiuti pari a 26 ogni kmq conta invece la più alta percentuale di rifiuti di plastica: il 91%. Da notare che di questa ben il 34% è costituito da bottiglie (bevande e detergenti) che superano la percentuale di buste di plastica (29%) che, invece, fino all’anno scorso avevano il sopravvento.

Meglio il Mar Ionio che grazie alla sua posizione geografica conta “solo” 7 rifiuti ogni kmq di mare. E, ancora, 4 rifiuti ogni Kmq per la tratta transfrontaliera Civitavecchia – Barcellona, dove sono stati presi in considerazione solo i rifiuti maggiori di 20 cm e in ambiente di mare alto. Nelle restanti tratte Goletta Verde ha monitorato i rifiuti dai 2,5 cm in su e ben il 75% del totale è costituito da rifiuti inferiori ai 20 cm.

Le tratte più “dense” di rifiuti sono la costa di Castellammare di Stabia, dove si possono contare più di 150 rifiuti ogni kmq; più di 100 i rifiuti al kmq davanti la costa abruzzese di Giulianova e più di 30 sul Gargano, tra Manfredonia e Termoli. Bisogna comunque sempre considerare come in ambito costiero possa essere alta la variabilità del campionamento.

Secondo Serena Carpentieri, portavoce di Goletta Verde, i “rifiuti galleggianti che abbiamo monitorato costituiscono solo una minima parte del problema. Si stima che il 70% dei rifiuti che entrano nell’ecosistema marino affondino: secondo i dati dell’Università di Genova e della Regione Liguria ci sono circa 40 kg di rifiuti sommersi ogni kmq di fondale, in gran parte plastica.”

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Problema non da poco se si considera che i rifiuti non smaltiti continuano ad accumularsi nel tempo e, inevitabilmente, tornano a galla con pericolo sia dei bagnanti che dei naviganti.

Altro aspetto da non sottovalutare è la possibilità che hanno i rifiuti di entrare nella catena trofica degli essere viventi che sono presenti nei fondali e in superficie. Inevitabilmente anche noi consumatori siamo interessati a questa nuova tipologia di inquinamento.

Sempre basandosi sui dati di Legambiente, è possibile stabilire a priori il tempo necessario per lo smaltimento dei rifiuti in mare aperto. Di seguito una breve carrellata della tipologia dei rifiuti e degli anni necessari per decomporsi.
• Una gomma da masticare (5 anni)

• Una lattina d’alluminio per bibite (500 anni)

• Un contenitore di polistirolo (da 100 a 1000 anni)

• Schede telefoniche, ricariche e simili (1000 anni)

• Un mozzicone di sigaretta (2-5 anni)

• Il torsolo di una mela (3-6 mesi)

• Fiammiferi o cerini (6 mesi)

• Giornali e riviste (2 mesi)

• Una bottiglia di vetro (1000 anni)

• Una bottiglia o un sacchetto di plastica (1000 anni)

• Accendino di plastica (100-1000 anni)

• Un pannolino usa e getta (circa 200 anni)

• Indumenti di lana o cotone (8-10 mesi)

• Fazzoletti e tovaglioli di carta (3 mesi)

• Tessuti sintetici (500 anni)

• Una buccia di banana (2 anni)

Prima di gettare qualsiasi cosa in mare, pensateci non due ma tre volte!

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