Le nuove norme UE per le etichette alimentari.

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immagini-corso-etichettatura-06.10.14b_Pagina_1-1024x743Dal 13 dicembre i consumatori Italiani potrebbero trovare una sorpresa nello scaffale del supermercato. Andando a leggere le etichette dei prodotti alimentari, si accorgeranno che manca una riga. Una sola riga tra le tante, ma di eccezionale importanza.  Infatti, seguendo il regolamento comunitario 1169/2011 per quanto riguarda le etichette dei prodotti alimentari,  i produttori non saranno più tenuti a scrivere sulla confezione il luogo di produzione dell’alimento.

La svolta avviene all’interno di una serie di modifiche che l’Europa ha chiesto all’Italia per uniformarsi agli standard internazionali. L’intenzione è buona, in quanto sono state previste una serie di diciture aggiuntive a quelle attuali, ma la mancanza di questa informazione è assolutamente grave per la salute e la sicurezza alimentare di noi consumatori.

Procediamo per passi. Le modifiche che l’UE ha imposto all’Italia prevedono, tra le altre:

caratteri più chiari e grandi (dimensione minima di almeno 1,2 millimetri o 0,9 nel caso di confezioni piccole)
indicazione delle eventuali sostanze contenute che procurano intolleranze
data di scadenza scritta sia sulla scatola che sull’incarto interno del cibo se confezionati singolarmente
– per alcuni prodotti, come ad esempio i decongelati, l ‘obbligo di indicare il metodo di lavorazione.

A questo punto verrebbe da chiedersi: a chi conviene l’eliminazione del luogo di produzione dell’alimento? Conviene a chi ha molti luoghi di produzione sparsi per il mondo e produce all’estero ciò che poi rivende come Made in Italy. Infatti, se non sarà più obbligatorio inserire la sede dello stabilimento di produzione e confezionamento della merce, è plausibile aspettarsi un aumento della delocalizzazione della produzione dei prodotti alimentari dall’Italia, dove il costo del lavoro è più alto rispetto ad altre realtà.

Ciò a discapito della qualità e della sicurezza alimentare di noi consumatori. A rimetterci saranno anche i prodotti nostrani e il nostro tessuto economico. E’ importante sottolineare come l’Italia, prima di recepire questo regolamento, era all’avanguardia in merito di trasparenza, grazie alla legge 109 del 1992, in cui si garantiva la conoscenza dello stabilimento di produzione.

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